Esteri

Donald Trump al netto del sessismo e delle cazzate: il suo programma elettorale

di Admin 

trump

Come premessa, una parte del recente comizio di Trump a Palm Beach che tratta di media-potere-globalizzazione-lavoratori:

 

L’establishment di Washington e le società finanziarie e i media che lo finanziano esistono per una sola ragione: per proteggere ed arricchire loro stessi.

L’establishment si gioca migliaia di miliardi di dollari in queste elezioni. A titolo di esempio, soltanto uno degli accordi commerciali con l’Europa che vorrebbero far passare vale migliaia di miliardi di dollari, controllati da molti paesi, società e gruppi di pressione.

La classe politica (nota bene: si riferisce anche ai repubblicani) ha portato alla distruzione delle nostre fabbriche e dei nostri posti di lavoro, dirottati in Messico, in Cina e in altri paesi in tutto il mondo. I dati sull’occupazione appena pubblicati rimangono deboli. Il nostro prodotto interno lordo è appena sopra l’1%. E sta calando. I lavoratori degli Stati Uniti stanno producendo meno di quanto si produceva quasi 20 anni fa, ma stanno lavorando di più.

Si tratta di una struttura di potere globale responsabile delle decisioni economiche che ha impoverito la nostra classe operaia, spogliato il nostro paese della sua ricchezza e messo quei soldi nelle tasche di un pugno di grandi società, lobbies e gruppi politici.

Basta guardare a quello che questo establishment corrotto ha fatto delle nostre città, come Detroit e delle città rurali in Pennsylvania, Ohio, North Carolina e in tutto il nostro paese. Date un’occhiata a quello che sta succedendo. Hanno spogliato queste città. Le hanno saccheggiate e hanno portato i posti di lavoro lontano dal nostro paese.

La macchina dei Clinton è al centro di questa struttura di potere. L’abbiamo visto chiaramente nei documenti di Wikileaks, in cui Hillary Clinton ha incontri segreti con le banche internazionali come Goldman Sachs (nota bene che l’unico banchiere di Goldman Sachs che ha tentato di fare una donazione per Trump è stato sospeso dal suo incarico) per pianificare la distruzione della sovranità degli Stati Uniti, al fine di arricchire questi poteri finanziari globali di cui condivide gli interessi e che sono i suoi finanziatori.

Sì è vero, l’ho detto nell’ultimo faccia a faccia con lei in TV e lo ripeto: questa donna dovrebbe essere rinchiusa in galera.

E allo stesso modo le e-mail di Wikileaks mostrano che la macchina dei Clinton è così strettamente e irrevocabilmente legata alle organizzazioni dei media che, ascoltate bene, si evince che durante il periodo dei suoi dibattiti con Bernie Sanders le sono state date le domande in anticipo, mentre a Sanders no!

Con questa elezione si deciderà se siamo una nazione libera o se abbiamo solo l’illusione della democrazia ma siamo di fatto controllati da un piccolo gruppo di “interessi particolari” globali che stanno manipolando il sistema politico e democratico. L’establishment e i loro sostenitori dei media controlleranno questa nazione con mezzi che sono molto ben conosciuti. Chiunque sfida il loro controllo è condannato come eversivo, sessista, razzista, xenofobo, moralmente deforme.

Mai nella storia abbiamo visto un insabbiamento come quello di cui gode “crooked Hillary”, la distruzione totale di 33.000 e-mail, la distruzione di i-Phone, alcuni anche con il martello, computer portatili, interi fascicoli di prove mancanti e molte, molte altre cose.

La nostra grande civiltà, qui in America e in tutto il mondo civile è giunta alla resa dei conti. Lo abbiamo visto nel Regno Unito, dove hanno votato per liberarsi dal governo europeo di burocrati falliti, dalle politiche fallimentari sull’immigrazione che hanno azzerato la loro sovranità sulla questione. Ma la base centrale del potere politico mondiale è proprio qui, in America: il nostro corrotto sistema politico è il più grande potere che appoggia gli sforzi per una globalizzazione radicale e per la privazione dei diritti dei lavoratori. Le loro risorse finanziarie sono praticamente illimitate, le loro risorse politiche uguale, i loro mezzi di comunicazione sono senza pari, e, soprattutto, la profondità della loro immoralità è assolutamente senza limiti.

Hanno corrotto anche il direttore del FBI, al punto in cui già pare che i grandi, grandissimi uomini e grandissime donne che lavorano per l’FBI sono nell’imbarazzo e nella più grande vergogna per quel che questa persona ha fatto alla nostra grande istituzione, la stessa FBI.

Nella mia “vita precedente” ero un insider, come tanti altri. E sapevo cosa vuol dire e so ancora cosa vuol dire essere un insider. Non sempre è stato bello, ma non è poi così male, e soprattutto quella esperienza ora mi è di grande aiuto. Ora sono stato “punito” per essere uscito dallo specialissimo club e per avervi rivelato le cose terribili che stanno accadendo nel nostro paese. Proprio poiché facevo parte del club, penso di poter risolvere il problema.

Se permettiamo a questa distruttiva campagna dei Clinton di funzionare, allora non ci sarà nessun altro che possa giungere a traguardi significativi. Quando si vede, ad esempio, sul commercio, che perderemo quasi 800 miliardi di dollari solo quest’anno, un deficit commerciale di quasi 800 miliardi di dollari! Incredibile!

Anche gli esperti, anche i media, che per i loro motivi sono assolutamente avversi a Donald Trump, non riescono a non ammettere che il nostro, oggi, è un movimento di cui non si è mai visto niente di simile. Ed è un movimento sui veterani che hanno bisogno di cure mediche, sulle madri che hanno perso i loro amati figli per il terrorismo, il crimine e le guerre, sulle città dell’interno e sulle città di confine che hanno disperatamente bisogno di aiuto, sugli americani che non trovano posti di lavoro perché l’occupazione si è spostata in Messico e in molti altri paesi.

Questa elezione è sulle persone schiacciate da Obamacare. E sulla necessità di sconfiggere l’ ISIS e nominare una Corte Suprema e un giudice della Corte Suprema col compito di difendere e proteggere la nostra Costituzione.

Questa elezione è anche sugli afro-americani e ispanici-americani, di cui dicono che io non abbia simpatia, le cui comunità sono state gettate nella criminalità, nella povertà e nel degrado delle scuole dalle politiche corrotte di Barack Obama e Hillary Clinton.

Nei centri urbani oggi l’istruzione non vale niente, ed è una cosa orribile. Common Core è alla fine.

Se si guardano i quartieri poveri delle città si vede una pessima istruzione, e non c’è lavoro, nessuna sicurezza. Vai a fare la spesa con tuo figlio e ti sparano. Esci di casa per vedere cosa sta succedendo, e ti sparano. A Chicago 3.000 persone sono state assassinate dal 1 ° gennaio. Tremila! Non abbiamo intenzione di lasciare che accada ancora. I nostri centri urbani sono quasi al minimo storico.

Quindi non hanno lavoro, hanno un sistema educativo orribile, non hanno sanità e sicurezza. A questo punto chiedo alla comunità afro-americana: che diavolo avete da perdere? E’ davvero Donald Trump che vi fa così paura?

Voteremo per il paese che vogliamo, voteremo contro i loro “interessi particolari” e augureremo loro buona fortuna dicendogli: siete stati cacciati dal potere! Hanno tradito i nostri lavoratori, hanno tradito i nostri confini e, soprattutto, hanno tradito le nostre libertà. Salveremo i nostri diritti sovrani come nazione. Porremo fine alla politica del profitto, al governo degli “interessi particolari”, alla rapina dei nostri posti di lavoro da parte di altri paesi, porremo fine alla totale privazione dei diritti dell’elettore americano e del lavoratore americano. Il nostro Giorno dell’Indipendenza è a portata di mano, e finalmente arriva, l’8 novembre è ormai vicino.

Unitevi a me per riprenderci il nostro paese e creare un nuovo futuro luminoso, glorioso e propspero per il nostro popolo. Faremo di nuovo grande l’America, e accadrà presto.

 

PRINCIPALI PUNTI DEL PROGRAMMA

INTERNI

1 – Emendamento costituzionale per mettere un termine massimo di rielezione alle Camere (ad esempio il Senato USA è una casta inviolabile di gente che è lì anche da 40 anni, come John Mc Cain, e che tramanda di padre in figlio in nipote).

2 – Blocco delle assunzioni dei dipendenti federali, esclusa la sanità pubblica e le forze di polizia.

3 – Divieto quinquennale per i dipendenti della Casa Bianca e del Congresso che lasciano il servizio, prima di potersi impiegare come lobbisti. Divieto a vita per i dirigenti della Casa Bianca che hanno fatto lobby per Stati esteri e divieto assoluto a lobbisti esteri di dare fondi per le elezioni americane.

4- Cancellare i miliardi di dollari di quota da versare all’ONU sul cambiamento climatico per trasferirli totalmente al riammodernamento della rete idrica e alle strutture ambientali americane.

5 – Immigrazione: espulsione progressiva di due milioni di immigrati illegali che hanno commesso reati sul suolo americano e cancellare i visti d’entrata in USA agli Stati esteri che non accettano di riprenderseli indietro. Sospendere in modo provvisorio l’immigrazione da aree del mondo attualmente fagocitate dal terrorismo. Finanziare la creazione di un altro muro al confine con il Messico. Eliminazione delle “città-santuario” dove le amministrazioni municipali impongono alla polizia locale di non chiedere nemmeno lo status di “cittadino”.

6 – Fisco: piano economico di forti riduzioni e semplificazioni fiscali specificamente per la classe media. Una famiglia di classe media con due figli avrà un taglio fiscale del 35%. Il numero di scaglioni fiscali sarà ridotto 7 a 3. L’aliquota per le imprese sarà ridotta dal 35% al 15%. Favorire il rimpatrio di migliaia di miliardi che le multinazionali americane hanno all’estero con una tassa del 10%. Abolire la tassa sull’eredità. Il livello attuale del 35% sui profitti delle imprese , il piu’ alto al mondo, sarà portato al 15%. Eliminazione della Corporate Alternative Minimum Tax.

7- Cancellare l’Offshoring Act, legge che facilita le aziende a delocalizzare la produzione all’estero licenziando i lavoratori americani ed imporre pesanti multe per scoraggiare il fenomeno in futuro. Negli ultimi 15 anni sono almeno 60 mila le fabbriche americane che hanno dovuto chiudere a causa di questo fenomeno, circa 5 milioni di lavori industriali distrutti.

8 – Infrastrutture: partnership pubblico-private volte a stanziare più di mille miliardi di dollari in 10 anni per riparare le infrastrutture senza che lo Stato possa prelevare imposte da tale provvedimento.

9 – Scuola: restituire ai genitori la scelta sull’indirizzo scolastico dei figli e dare la supervisione delle scuole alle comunità locali.

10 – Sanità: abolizione dell’Obamacare, creazione di conti di risparmio sanitari esentasse per minori, anziani e famiglie a basso reddito, ordinare agli Stati Federali il compito di gestire i fondi Medicaid. Dedurre le spese sanitarie per bambini e anziani dalle imposte. Incentivare i datori di lavoro a fornire asili-nido aziendali. Riduzione dei prezzi dei farmaci.

11- Banche: reintroduzione del Glass-Steagall Act del 1933 per separare le funzioni delle banche, legge abolita da Bill Clinton nel 1999 la cui assenza ha causato la crisi dei subprime nel 2007

ESTERI E COMMERCIO ESTERO

1- Revisione della NATO e in generale della partecipazione americana all’alleanza occidentale. Gli alleati non potranno contare su una difesa o un coinvolgimento automatico da parte degli Stati Uniti. Costruire un dialogo con Mosca per sconfiggere il terrorismo e nell’ottica di una visione di mondo multipolare. Porre fine all’attuale strategia dei “cambi di regime” nei paesi del Medio Oriente.

2- Rinegoziare il trattato commerciale NAFTA (con Canada e Messico) a condizioni più favorevoli oppure ritirarsi.

3- Ritiro dal Trans-Pacific Partnership (12 paesi tra cui Canada, Australia, Giappone e Brasile), che non è ancora in vigore.

4- Opporsi al TTIP con l’Unione Europea.

5 – Direttiva al Segretario del Tesoro e all’US Trade Representative per identificare e condannare gli abusi commerciali di Stati esteri (in particolare Cina e Germania) esportatori che danneggiano pesantemente la produzione interna ed i lavoratori americani, portando anche avanti cause commerciali tramite la World Trade Organization. Aumentari i dazi sui prodotti importati (fino al 40% nei confronti della Cina).

 

 

 

Bernard Connolly: “Il cuore marcio dell’Europa”

di Admin Flà

Bernard Connolly è un economista britannico, liberista, libertario, thatcheriano duro e puro, e dato che molto spesso quando si parla delle critiche all’euro e/o all’intera costruzione europea si parla più spesso di economisti di orientamento keynesiano, questa è la classica testimonianza che il tema in questione va ben aldilà anche degli orientamenti accademici degli economisti che spesso, purtroppo, sfociano in un qualcosa più vicino ad un vero e proprio credo religioso, senza cioè quella flessibilità mentale che necessiterebbe il dibattito sulle analisi dei problemi economici dell’eurozona in special modo dal 2008 in poi.

Connolly sa bene di cosa parla, perchè fu membro dell’unità responsabile degli studi monetari per la Commissione Europea proprio ai tempi della costruzione dell’euro.

Quei tempi, quindi, li ha vissuti in primissima persona. Ha visto e sentito di tutto.

Ebbene, Connolly alla fine del 1995 fu da essa licenziato e addirittura mandato a processo per aver appena pubblicato il suo saggio “The Rotten Heart of Europe”, nel quale denunciava i comportamenti ‘criminosi’ di chi prima aveva gestito lo SME e a quel tempo stava implementando l’euro. Si appellò in seguito alla Corte di Giustizia Europea, ma il suo appello non ebbe successo.

Tanto per farvi capire com’era l’antifona già allora…

Il suo saggio, insieme ad alcuni altri lavori tra i quali spiccano quelli di Martin Wolf e Martin Feldstein, fu decisivo nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica ai fini della rinuncia del Regno Unito all’ingresso nell’euro. Dopo quella vicenda, Connolly, quasi sparì dalla circolazione per anni, ma con lo scoppio della crisi molta gente si ricordò di lui, e così Connolly ricominciò ad entrare nel dibattito.

Per Connolly, l’euro è il principale responsabile del declino dei paesi europei, specialmente quelli del Sud.

Nel 2011 ha rilasciato un’intervista alla TV di Stato olandese in cui ripeteva un po’ di concetti elencati nel suo saggio ed analizzava la situazione di quei giorni. Il 2011 infatti, come tutti ormai saprete, fu un anno fondamentale per capire certe dinamiche…

Rileggendole oggi, a fine 2016, le sue parole in quell’intervista risultano perfettamente attuale, se non per il fatto che all’epoca la BCE non aveva ancora implementato strumenti quali ad esempio LTRO e QE, quindi qualche cambiamento di qualche cifra di alcuni suoi calcoli nel frattempo si è verificato, ma nemmeno tanto. E comunque non toglie niente al valore che quelle parole hanno ancora oggi.
Il punto clou dell’intervista è l’attacco diretto alla tesi secondo la quale si possa uscire dalla crisi dell’euro facendo le tanto decantate #riformestrutturali, cioè soprattutto aumentando la produttività, cosa che detta da un liberista come lui ha un valore ancor più significativo.

La sintesi del suo pensiero è che chiunque oggi al governo in Europa, specialmente nei paesi del Sud, se davvero intende risollevare il suo paese deve PARTIRE obbligatoriamente dall’abbandono della moneta unica unica, perchè questo è l’unico modo per spazzare via la nomenclatura europea che è formata da persone il cui solo interesse è, grazie soprattutto alla sola esistenza della moneta unica, quello di proteggere loro stessi, e gli interessi di queste persone sono totalmente opposti agli interessi delle popolazioni.

 

Trascriviamo quindi questi circa 6-7 minuti d’intervista rilasciata alla TV olandese nel 2011:

connolly

 

” Potrebbe il blocco tedesco (Germania-Austria-Olanda-Belgio-Finlandia, ndr) uscire dall’euro? E cosa potrebbe succedere? Beh, l’euro rimanente per gli altri, ammesso e non concesso che resista in seguito alla speculazione, diventerebbe legittimamente molto più debole, perchè rifletterebbe condizioni simili alle economie di Italia, Francia, Spagna e Portogallo molto più di quanto faccia ora.

I paesi del blocco tedesco nel frattempo usciti avrebbero così valute considerevolmente apprezzate rispetto a quanto hanno oggi con l’euro, e dato che soprattutto la Germania ha enormi surplus delle partite correnti è del tutto normale che abbia una valuta molto più forte. Questo è logico, e sarebbe inoltre molto positivo per gli aggiustamenti globali.

L’euro è l’espressione di un’ambizione che è soltanto politica e che è stata volontariamente camuffata da espressione economica.

Venti anni fa il messaggio di propaganda della Commissione Europea era che la moneta unica avrebbe permesso ai paesi aderenti di aumentare la propria prosperità, anticipare i benefici ultimi dell’essere in un grande mercato unico e aumentare la stabilità finanziaria e politica. Ma è davvero difficile per me pensare che qualcuno ci abbia mai creduto sul serio, e se qualcuno l’ha fatto, beh, lasciatemi dire che è un pessimo economista. Era chiaro dal primo momento che unendo paesi con così diversi standard di produttività, standard di vita e di sviluppo economico, in un’istituzione monetaria valida per tutti e per questo adatta pressochè a nessuno, non poteva funzionare ed avrebbe creato enormi problemi.

La crisi finanziaria prima e la crisi del debito sovrano poi, sono state solo la sintesi dei problemi reali di bolle che la sola esistenza dell’unione monetaria ha creato. Bolle immobiliari e di capitale domestico soprattutto. Queste bolle sono state letteralmente esacerbate, sono state rese peggiori dall’idea deliberatemente inculcata dalle autorità politiche fedeli alle autorità di Bruxelles che semplicemente facendo parte dell’euro sarebbero svaniti i premi-rischio, come ad esempio che il 4% di interessi in Grecia valesse quanto il 4% in Germania. E’ un’assurdità totale!

Il problema è che se un paese non può più disporre della sua moneta, che cosa succede? Che possibilità ci sono che queste divergenze possano essere contenute senza meccanismi di aggiustamenti tramite trasferimenti fiscali dai paesi più beneficiati a quelli più penalizzati dalla moneta unica? Assolutamente nessuna, anche perchè, di fatto, alcuni paesi sono già insolventi.

Il Portogallo, ad esempio, ha un debito estero al 235% del PIL e che continuerà a peggiorare rapidamente con buona pace del FMI. Il paese è di fatto insolvente all’interno dell’euro. Lo stesso vale anche per Grecia e Spagna, e verosimilmente presto anche per Francia e Italia. La vastità delle cosiddette ‘riforme strutturali’ che questi paesi dovrebbero fare per uscire da questo disastro sono semplicemente impensabili da attuare.

Ho calcolato, ad esempio, che la Grecia per risolvere i suoi problemi via riforme strutturali dovrebbe aumentare la sua produttività più del 100%! Che posso dirvi, possiamo anche sederci e pregare che accada, ma non accadrà mai. Pertanto la convinzione tedesca che serve l’austerità per questi paesi non porta da nessuna parte. La Germania però sa bene che al livello di squilibri in cui è arrivata l’eurozona, a loro conviene così perchè altrimenti le opzioni rimanenti sono peggiori per loro.

Una è che escano loro dall’euro o esce qualcun altro, e ciò comporterebbe l’aumentare il livello dei prezzi delle merci tedesche anche del 70% in 5 anni. Con tassi d’interesse allo 0% o addirittura negativi vorrebbe semplicemente dire espropriare i cittadini tedeschi.

Un’altra: si fa la redistribuzione fiscale, i cosiddetti Stati Uniti d’Europa, e a quel punto la Germania dovrebbe pagare una cosa come l’8% o anche il 10% del PIL agli altri membri dell’eurozona. Ogni anno. Per sempre.

Quindi il governo tedesco deve mettersi in testa una semplice cosa: che benchè tutte le vie d’uscita da questo casino siano disastrose, la meno disastrosa sarebbe certamente quella di rompere l’eurozona. Il problema è che questo andrebbe contro le loro ambizioni politiche di “dominio” in Europa che hanno portato avanti negli anni.

Senza aggiustamenti, tutti o quasi vanno in bancarotta, e i loro creditori non ottengono nulla. Oppure invece si fanno aggiustamenti tramite depressione e deflazione, ma i paesi periferici vanno in bancarotta uguale e i loro creditori non ottengono comunque nulla. Rimane quindi la redistribuzione fiscale, che però è impossibile anche solo pensarla visto l’ammontare di cui dovrebbe farsi carico la Germania… beh, allora che altro rimane? Si potrebbe aumentare la competitività dei paesi periferici attraverso un massiccio deprezzamento dell’euro? Si, in teoria si, ma quanto dovrebbe essere il deprezzamento dell’euro tenendo conto che varrebbe per tutti ma che tutti necessiterebbero di un valore diverso? Secondo i calcoli che ho fatto, nel caso della Grecia l’euro dovrebbe scendere a 34 centesimi sul dollaro, per la Spagna a 38 centesimi. Dall’altro lato della medaglia, ovvero in Germania, con un saldo delle partite correnti tale, l’euro dovrebbe andare a 2,35 sul dollaro. Questo intervallo tra 0,34 in Grecia e 2,35 in Germania credo indichi come meglio non si potrebbe il perchè è impossibile che l’euro funzioni.

Non è assurdo che ad esempio Germania e Olanda condividano una moneta, ma è certamente assurdo che lo facciano Germania e Spagna. Avrebbe senso se la Germania insieme ai suoi “satelliti”, mi si lasci passare il termine, lasciassero l’euro così come avrebbe senso per i paesi del Sud.

Io sinceramente fatico a vedere una via d’uscita con non lasci strascichi per nessuno, tantomeno per la Germania. Francamente, ho paura. C’è un blocco permanente i cui interessi, insieme, hanno prodotto un sistema i cui effetti sono perversi, e un giorno bisognerà attribuire a queste persone un certo grado di colpa. Tutti agiscono nell’ interesse personale in una qualche misura, ma non si può chiudere un occhio per non guardare a quello che sta accadendo nei paesi dell’Europa del Sud e pensare che in fondo ‘eh pazienza, non si può fare una frittata senza rompere qualche uovo’. Questo non ha nulla a che fare con l’economia, con la politica, con i principi di solidarietà con cui l’Unione Europea si riempie la bocca e con il principio di “uguali nelle diversità” con cui l’Unione Europea è nata. Questa è soltanto perversione morale!

E questo è, appunto, l’atteggiamento delle autorità europee, ovvero del non poter fare la frittata senza rompere qualche uovo. Peccato che le uova in questo caso si traducono con la sofferenza ingiustificata di milioni di persone per un frittata che si traduce miseramente con un ‘beh, domineremo il mondo lo stesso’. “

I compagni Tsiprochet e Caviaroufakis, dal “Bella Ciao” al cesso della storia

tsi-traditore

di Admin Flà

 

Alexis Tsipras è ormai destinato ad entrare nei libri di storia come l’artefice del peggior tradimento politico, culturale ed economico che si sia mai verificato in Europa quantomeno dal dopoguerra in poi. Ormai non lo difende più nessuno, i nemici storici lo associano addirittura ad Attila e quelli che erano con lui e che l’hanno mollato ora lo paragonano a Pinochet o anche peggio, perchè “almeno Pinochet non diceva di essere di sinistra”… Eppure poco più di un anno e mezzo fa il compagno Alexis era una stella luminosissima nel firmamento politico della sinistra barricadera.

 

Eletto ad inizio 2015 al grido “Basta austerità!” dal popolo greco dopo anni di Troika in cui il paese ellenico aveva sperimentato la peggiore distruzione dell’economia di sempre in tempi di pace, era subito stato ‘eletto’ a leader incontrastato di riferimento delle sinistre europee che negli anni precedenti erano rimaste scottate dal fallimento di creature mitologiche come l’Ulivo, di ‘uomini forti’ come Blair e Zapatero e che nel frattempo stavano già smadonnando sopra Hollande (e pensate ora, dopo che ha approvato la loi travail…). La sinistra italiana in particolar modo gli dedicò addirittura il nome di una lista da presentare (e poi eletta) alle elezioni europee del 2014, con gente del calibro (?) della figlia di Altiero Spinelli, Moni Ovadia, Curzio Maltese e supportata da politici del calibro (?) di Paolo Ferrero, Stefano Fassina e Nichi Vendola.

 

Di fatto, Tsipras è stato eletto dal popolo greco grazie ad una menzogna suprema, ovvero promettendo di porre fine all’austerità senza porre fine all’euro partendo dall’utopia che con la sua elezione si sarebbe ‘tirato dietro’ gli altri paesi dei ‘PIIGS’ per far quadrato facendo in modo che la politica economica della UE potesse svoltare in senso solidale ma al contempo ben sapendo che il popolo ellenico, disentegrato, disilluso e traumatizzato da anni di crisi clamorosa in cui gli era stata negata soprattutto una chiara illustrazione dei veri motivi della stessa, era diventato anti-Troika ed anti-Germania ma non anti-euro.

In quel periodo infatti, alle manifestazioni di Syriza era impossibile non trovare caricature della Merkel e di Schaeuble con baffetti alla Hitler o con svastica d’ordinanza, e fioccavano striscioni di insulti alla Troika e ai tedeschi che li accusavano di essere un popolo di corrotti, ma l’opinione diffusa era quella che senza euro sarebbe stato peggio (secondo i sondaggi di quei giorni il 65% circa del popolo greco si dichiarava favorevole all’euro, e più o meno la stessa percentuale si aveva a fine 2011 durante il referendum prima annunciato e poi annullato da Papandreou) e che l’Unione Europea potesse addirittura ‘salvare’ il popolo greco dai soliti oligarchi cattivi, e i pochi che cominciavano a non credere più alla storiella dell’Unione Europea “buona” credevano comunque che, anche grazie a Tsipras, si potessero creare i presupposti per un veloce cambiamento della struttura europea su basi più democratiche chiudendo quindi la Merkel e Schaeuble in uno sgabuzzino senza luce. Argomento fallace in partenza per un banale motivo: che un paese come la Grecia, che non ha nemmeno l’1,5% del PIL della UE, con tutto il bene che gli si può volere non può apportare nessun cambiamento senza il benestare politico ed economico di quelli più ‘forti’ (come si è poi prontamente dimostrato), a maggior ragione se quelli forti sono i tuoi maggiori creditori e se tra quei paesi ce n’è uno (la Germania) che indipendentemente da chi sia governato ha la stessa rigida dottrina economica mercantilista dalla notte dei tempi…

Avesse detto la verità, quindi, ovvero che a quel punto la combinazione euro+austerità era inscindibile e che la UE era ed è assolutamente irriformabile (se non intrinsecamente, quantomeno da lui), Tsipras non avrebbe vinto le elezioni. Non a caso prima dell’arrivo al comando di Tsipras, Syriza era un partito che era minoranza all’interno della sfera sinistra della politica greca guidata da decenni dai socialisti del Pasok, e con una parte minoritaria del partito sotto la guida dell’ex leader Alavanos che sosteneva la necessità di abbandonare la moneta unica. Una strada, appunto, che non aveva mai portato Syriza da nessuna parte, se non a fare da utile idiota al Pasok, nel frattempo letteralmente sbriciolato, un po’ come qui fanno SEL e i sindacati con il PD, dove verbalmente si hanno scontri anche duri, minoranze dentro le minoranze ecc. ecc., ma dove al momento del dunque basta il solito biscottino e si torna a cuccia.

 

Tsipras stravince così le elezioni tra il tripudio generale e con quasi il 40% dei voti. Atene sembra New York, tutta la stampa mondiale è lì, roba mai vista da quelle parti se non durante le Olimpiadi di 10 anni prima. Tsipras è una star, la stampa mondiale mainstream lo considera quantomeno frettolosamente lo spauracchio numero 1 di Bruxelles, dei mercati e soprattutto per l’euro, nonostante mai nella vita Tsipras avesse messo in dubbio il fatto di voler tenere il paese dentro la moneta unica. Dall’altra parte il mondo della sinistra radicale gli stende tappeti infiniti, dove la parola più ricorrente è la seguente: “sogno”. Che è sempre bello sognare, per carità, ma il leggerissimo problema è che i sogni sono soprattutto per chi dorme. E infatti…

 

Dopo i primi 3-4 mesi relativamente tranquilli si avvicina l’estate, dove in Grecia effettivamente si sta da Dio ma dove di questi tempi tra il bagno al mare e il bagno di sangue il confine è spesso sottile. Nell’estate del 2015 infatti la situazione del paese nella moneta unica torna in bilico in concomitanza con la scadenza delle ultime tranche da pagare ai creditori come previsto dal piano di bailout precedente. Tsipras riesce ad onorare gli impegni, ma per non uscire dall’euro la Grecia ha bisogno dell’enesimo ‘piano di salvataggio’ (che chiamarlo così fa ridere assai, ma tant’è). Durissimo, as usual. Anzi, ancora più duro dei precedenti.

Tsipras pubblicamente mostra i muscoli e annuncia di voler sottoporre le richieste dell’Eurogruppo al volere del popolo annunciando un referendum, esattamente come fece Papandreou 3 anni prima, che però poi dovette annullarlo per il fortissimo fuoco incrociato interno (sia i partiti di maggioranza che di opposizione) ed esterno (Sarkozy e Merkel), per le solite speculazioni che stavano affossando la borsa di Atene e per il fatto che era sorretto da un governo con maggioranza risicatissima che nel frattempo perdeva pezzi arrivando a restare in piedi per due soli voti.

Il ‘compagno’ Alexis, invece, è forte di una legittimazione popolare più che buona e di un governo numericamente un po’ più stabile (in coalizione, stranezze del destino, con i nazionalisti di destra di Anel, cosa che però ai compagni europei mica faceva così schifo…). E così nonostante terrorismo verbale e mediatico, nonostante minacce di tutti i tipi, nonostante la solita tempesta in borsa scatenata ad hoc e nonostante la vigliaccata suprema attuata da Draghi (ovvero la chiusura dei rubinetti alle banche greche. Così, tanto per ricordarlo a quelli che “la BCE mica è un organo politico”…) lui tira dritto, organizza il referendum e lo vince a mani basse tra il tripudio della folla. Quando però in precedenza si chiedeva a Tsipras cosa potesse significare la vittoria del famoso ‘OXI’ (cioè ‘no’), lui chiarì sempre che in nessun modo avrebbe significato l’abbandono della moneta unica ma soltanto che la vittoria dell’OXI gli avrebbe dato più forza per costringere i creditori ad offrirgli un accordo migliore per restare nell’euro tutti insieme appassionatamente. Il perfetto libro dei sogni, insomma.

Questa era una cosa che, ovviamente, non poteva stare in piedi, anche perchè l’Eurogruppo ed i creditori in generale non si sarebbero di certo intimoriti, in posizione di forza com’erano senza che nel frattempo si avessero notizie della formulazione di eventuali piani alternativi da Atene.

Quindi qui siamo alla seconda grossa, grossissima balla raccontata da Tsipras al suo popolo.

 

Qualche giorno dopo il giovane premier greco viene invitato al Parlamento Europeo e l’atmosfera è surreale. Massacrato di fischi e anche qualche insulto dai vari burocrati, dal PPE ma anche e soprattutto da coloro che dovrebbero essere a lui più affini, ovvero quelli del PSE (e questo a dimostrare quanto le differenze tra centro-destra e centro-sinistra oggi, in tutta Europa, siano assolutamente inesistenti). Gli unici appluasi li prende dal suo gruppo di sinistra ma anche, udite udite, da alcuni membri delle destre europee, tra i quali Matteo Salvini, Marine Le Pen e Nigel Farage. Salvini ad esempio gli fa pubblicamente i complimenti per il coraggio, dicendogli che nonostante la differenza di vedute generali lo apprezza perchè “ha dimostrato che il Re è nudo, anche se non capisco perchè si fermi sempre a metà e non metta in discussione l’euro”, ma al contempo lo invita a “mantenere gli impegni presi con il suo popolo e andare fino in fondo, senza paura, altrimenti resteranno solo belle parole. Ha un popolo intero dalla sua parte. In bocca al lupo”.

 

Passano i giorni e mentre dagli USA arrivano le solite ‘RACCOMANDAZIONI’ sull’importanza (per loro…) di tenere unita la UE e la Grecia nell’euro e dalla Russia si rincorrono voci sempre smentite di aiuti offerti da Putin in caso di uscita della Grecia dall’euro (da qui però in ogni caso si capisce il perchè delle ‘raccomandazioni’  USA precedenti, ovvero la paura fottuta che una Grecia libera dai vincoli europei potesse finire per avere rapporti più stringenti con la Russia), nonostante il parere del popolo fosse stato scolpito nella pietra, Tsipras si presenta alle trattative con l’Eurogruppo di fatto senza carte in mano, in condizioni di debolezza suprema. Ad un certo punto il ministro dell’economia Varoufakis, capendo l’antifona ed in modo parecchio paraculesco, lascia solo Tsipras e si dimette. Varoufakis era di fatto considerato in quei momenti il vero uomo della provvidenza (o della discordia, a seconda da dove la si vuole guardare), dava l’immagine del duro quando si trattava di dialogare con la controparte, e così anche chi non aveva fiducia in Tsipras aveva comunque fiducia in lui. Senza di lui Tsipras arriva così alla ‘notte del giudizio’, quella senza appelli, da dentro o fuori, con il sostituto di Varoufakis, tale Euclid Tsakalotos, molto gradito ai creditori rispetto a Varoufakis nonostante abbia Podemos come modello politico (non ridete…).

In quella notte si rincorrono le voci più disparate. In certi momenti si parla di uno Tsipras come certo vincitore e con la Grecia fuori dalla moneta unica, in altri si parla di aggressioni verbali fortissime da parte dei creditori ed uno Tsipras che stava per cedere.

Nel frattempo sui social era un plebiscito mondiale a favore di Tsipras: tutti, di tutte le fedi politiche, lo invitavano a tener duro, a non accettare quei vili, vergognosi ed umilianti ricatti da parte dell’Eurogruppo e di Schaeuble, qualsiasi fossero le conseguenze da accettare. Ma è tutto vano.

L’incontro tra Tsipras, l’Eurogruppo ed una serie di Primi Ministri europei tra i quali ovviamente mancava quello italiano finisce all’alba, e Tsipras ne esce totalmente distrutto, completamente a pezzi, con un accordo di gran lunga peggiorativo rispetto alle richieste che i creditori avevano avanzato in precedenza e che oltre il 70% dei greci aveva rifiutato al referendum solo un mese prima. Una capitolazione totale, una resa incondizionata. Insomma, mi si scusi la volgarità: se l’accordo votato negativamente dal popolo greco nel referendum era nei fatti la richiesta del “porgi l’altra guancia”, Tsipras esce da quella notte avendo dato l’altra guancia ma anche il culo. Precisamente quello del suo popolo, per intero.

 

Varoufakis nei giorni seguenti, soprattutto alla stampa anglosassone, rilascia dichiarazioni di fuoco contro le istituzioni europee, motivando le sue dimissioni con la presa di coscienza che non ci fosse nulla da fare e prima affermando e poi negando l’esistenza di un piano-B da attuare nel caso di uscita dall’euro.

Beh, arrivare ad una trattativa del genere senza un piano-B sul tavolo farebbe già capire tutto, ma si sa, la fede è cieca, quindi Tsipras continua ad essere un compagno, quindi è stato ricattato e va difeso, dicono.

 

Nel frattempo un Varoufakis in piena Stockholm Syndrome, un uomo che è una sorta di ‘wannabe Bruce Willis’ senza però avere il fascino di Bruce Willis, un economista di sinistra che a parole si dichiara marxista e che incuteva fiducia anche ad una discreta parte del mondo cosiddetto ‘sovranista’ per alcune posizioni critiche espresse in passato verso la moneta unica e che però ora è fiero di farsi vedere in giro con Enrico Letta, si guadagna gli appellativi di “Varoufake” e “Caviaroufakis” organizzando incontri pubblici nei luoghi più esclusivi d’Europa e lanciando un movimento paneuropeo per la “democratizzazione” della UE entro il 2025. Perchè tanto lui ha tempo, lui… e soprattutto è fedele allo status quo europeo. Quindi cambiare e democratizzare la UE, ma non uscirne, perchè altrimenti “governano le destre”, e quindi pericolo fascismo, nazismo e quant’altro. Mecojoni, che originalità, che profondità…

 

Il compagno Alexis ci mette poco a consegnarsi in toto ai creditori e comincia pian piano ad applicare tutti i diktat inclusi nell’accordo con l’Eurogruppo, dall’ennesima sforbiciata nel settore pubblico fino all’aumento dell’IVA nelle isole.

Intanto c’è anche il tempo per nuove elezioni, dove Tsipras incredibilmente viene rieletto seppur con una percentuale minore unita ad un crollo dell’affluenza alle urne. Praticamente per disperazione e per mancanza di una benché minima alternativa con il Pasok defunto, con Nea Dimokratia che era in pieno riassestamento e con Alba Dorata che continuava ad essere vista come uno spauracchio ed impresentabile. Tsipras durante la brevissima campagna elettorale trova il tempo di purgare tutta l’opposizione interna che poi si riunisce per fondare un micro partito favorevole all’uscita dalla moneta unica ma con poco tempo per creare una struttura politica immediatamente riconoscibile.

E a differenza delle elezioni di nemmeno un anno prima, stavolta ad Atene non c’era nessuno. Una città deserta, quasi spettrale, mortificata. Elezioni del tutto snobbate nel mondo, quasi come non fossero mai avvenute. Ma soprattutto, negli occhi della gente intervistata, quella sensazione di totale rassegnazione e arrendevolezza, di spaesamento e disillusione, quel

“tanto ormai non cambia nulla, l’uno vale l’altro, siamo morti comunque. L’unica cosa che si può fare è espatriare ed io non posso permettermi nemmeno di espatriare perchè ho perso il lavoro, non ho più un soldo nemmeno per arrivare al confine senza morire di fame e anche se potessi espatriare ora non potrei farlo comunque perchè i miei genitori sono entrambi malati e non hanno quasi più accesso alla sanità pubblica, non posso lasciarli soli”

che un giovane in piazza Syntagma si lascia scappare il giorno dopo con occhi gonfi ed un filo di voce intevistato mi pare da LA7, parole che, esattamente come il viso di quel ragazzo, credo che non dimenticherò mai per il resto della mia vita.

 

A Tsipras rimane giusto l’autonomia per fare un po’ di teatrino interno. Per esempio approva i matrimoni tra persone dello stesso sesso, e per alcuni giorni leggendo la stampa di sinistra sembra aver salvato il mondo. Ma anche qui l’euforia dura poco, mentre il popolo greco è ormai è stremato, non ha più nemmeno la forza per protestare. Ci provano ancora, comunque. Si organizzano pure proteste che portano alla paralisi totale dei trasporti, ma tutto svanisce in un paio di settimane.

 

Nel 2016 la situazione della Grecia è passata talmente in secondo piano che ormai non ne parla più nessuno. Il dramma nel dramma, quindi, è che la sofferenza di un intero popolo che fa parte della ‘grande’ Unione Europea portatrice sana di prosperità, pace e libertà non fa nemmeno più notizia. E quel poco che esce è semplicemente da brividi lungo la schiena.

 

E’ della scorsa settimana, infatti, l’ultima notizia riguardante le imprese del compagno Alexis, il barricadero col pugno chiuso che cantava “Bella Ciao” e che prometteva la fine dell’austerità restando nell’euro e che ora può (deve) fare solo quello che gli dicono dall’estero fino alla sconfitta elettorale (e già ora nei sondaggi Syriza è parecchio indietro rispetto a Nea Demokratia), all’espatrio e all’entrata a pieno merito nel cesso della SStoria. Però anche qui si pensava ci fossero dei limiti alla perdita di dignità, allo schifo. E invece…

 

Tsipras ha infatti appena firmato un provvedimento che, udite udite, conferisce in toto una serie infinita di beni statali (aeroporti, autostrade, elettricità, beni immobili di vario tipo e addirittura l’acqua) ad un fondo creato ad hoc dai creditori internazionali e guidato nemmeno da un personaggio terzo ma da un personaggio che in seguito sarà scelto dai creditori stessi!

Prendete un attimo fiato e provate a rileggere, se ci riuscite. Traduzione: Tsipras sta svendendo (perchè ovviamente il prezzo mica lo può fare lui, in situazione di debolezza estrema) il settore pubblico greco a coloro che con i “piani di salvataggio” precedenti (per i quali persino il FMI è arrivato recentemente a chiedere “scusa” senza mezzi termini) hanno di fatto disintegrato il paese con una distruzione di ricchezza mai verificatasi in tempi di pace, con tassi di mortalità infantile quadruplicati e con situazioni sanitarie da Africa subsahariana. Tutto questo in cambio di cosa? Di 2,8 miliardi (già, perchè nel magico mondo di eurolandia il debito si fa diminuire offrendo dei prestiti…) e della promessa futura del taglio del debito (cosa che viene promessa da ormai 8 anni). Ma 2,8 miliardi che non arriveranno subito, oltretutto, perchè nel frattempo Tsipras dovrà riformare (ancora…) il mercato del lavoro che per i gusti dei creditori è ancora troppo poco flessibile in una situazione che dal 2008 ha già visto scendere gli stipendi dei greci in media del 30% e dove la popolazione in generale è dimunita di 1 milione di unità (in un paese di 10,5 milioni di abitanti…).

 

Tutto questo se non facesse disperare farebbe anche ridere perchè solo 2 settimane prima lo stesso Tsipras aveva convocato gli altri 2 porcellini Renzi e Hollande, ricorderete, per firmare il patto di ferro (daje a ride…) denominato “Carta di Atene” che invitava in generale i paesi del Sud Europa all’ennesimo battipugnismo sui tavoli europei per porre fine all’austerità ed invocare la crescita al solito grido de “Un’altra Europa è possibile” e “La Germania prima o poi capirà”. E guardando a ciò che è successo la settimana dopo a Bratislava nel primo summit UE post Brexit, l’unico che quantomeno ha fatto finta di tenere fede a quel patto è stato Renzi, che almeno ha evitato la pagliacciata della conferenza stampa congiunta del “volemose bbene” e non ha risparmiato bordate alla Merkel sulla sua gestione disastrosa dell’immigrazione e sul fatto che la Germania da anni sfora le regole di Maastricht come nessuno. Quindi pensate a come cazzo stanno messi Tsipras e Hollande a questo punto…

 

Ora qualsiasi altra parola sarebbe davvero superflua, se non che bisogna far notare che una fetta sempre più grande del popolo greco si è ridotto a rimpiangere persino la dittatura dei colonnelli.

A questo punto che volete mai dire… ci penserà la SStoria…

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