(VECCHIO TESTAMENTO). IL “PIU’ EUROPA”: IMPOSSIBILE. E COMUNQUE INUTILE. ANZI DANNOSO

di Admin Flà e Luca Tibaldi

Fino a poco tempo fa chi solo osava criticare l’Euro e la UE era etichettato come sfascista, disfattista, antieuropeista, xenofobo, ignorante e quant’altro, perchè l’Euro era una benedizione, soprattutto per il potere d’acquisto e per il “dividendo”, e l’Unione Europea il “sogno di Spinelli”, il paradiso in Terra che promuoveva pace e benessere per tutti.

Non è necessario andare troppo indietro nel tempo, diciamo almeno fino al giorno antecedente le elezioni europee del 2014. Fino ad allora c’erano 3 categorie: gli eurofanatici (cioè quelli che “va tutto bene” e che difendevano anche l’austerità), gli “altreuropeisti” (cioè quelli che “così non va bene ma non bisogna uscire”), e gli “euroscettici” (cioè quelli che esigono il riscatto delle sovranità nazionali).

Se ci guardiamo intorno, oggi, ci accorgiamo che i primi sono totalmente scomparsi, eccetto forse Mario Monti e qualche suo killer politico ed universitario. Nessuno ormai difende più il mix euro+austerità+filogermanesimo, nemmeno Scalfari, nemmeno il Sole 24 Ore nella sua proverbiale #lineaeditoriale. Rimagono solo le altre due categorie, con quella degli altreuropeisti ancora in vantaggio, rinforzata dal travaso pressoché totale dal gruppo degli (ex) eurofanatici, ma con la categoria degli euroscettici che ogni giorno scala il consenso popolare (e quindi ‘populista’, così dicono…) e registra “conversioni” di personaggi insospettabili, come quella recente di Luigi Zingales. Tutti ora sostengono, quindi, che così non va, di conseguenza, rapportandoci al quadro politico europeo odierno, rimangono in corsa gli altreuropeisti, ovvero uno strano meltin’pot di tutti i partiti “moderati” di centro-destra e  “democratici” di centro-sinistra più quelli delle sinistre radicali, e gli “euroscettici”, composti quasi interamente dalle destre più qualche sparuta e poco consistente sinistra radicale in giro per l’Europa del Sud.

Bisogna far notare però che non è solo la politica, in questo caso, che conta. Conta tantissimo, purtroppo anche di più, il parere dei mercati e della finanza, che nel frattempo sono stati talmente deregolamentati da essere diventati totalmente avulsi dai sintomi dell’economia reale, ed anzi, decisivi al punto di poter influire più di governi regolarmente eletti sullo svoglersi del normale processo economico e democratico. “Ormai sui mercati conta più un qualsiasi starnuto durante una conferenza stampa di un banchiere centrale che tutto il resto insieme per avere oscillazioni che non hanno nessun senso”, sostengono, e a ragione, in molti. Mercati, multinazionali, lobby finanziarie di vario genere, agenzie di rating… che ovviamente sono a favore del mantenimento status quo. E qui è davvero curioso far notare la posizione cocciutamente contigua del mondo della sinistra radicale. Una spiegazione rapida potrebbe far propendere per l’ignoranza, ma più probabilmente nella maggioranza dei casi è un fatto di sopravvivenza politicaessendo le destre arrivate prima a toccare il punto di rottura, ora le sinistre, che in questi anni hanno dedicato il 99% del loro tempo alla lotta per i diritti civili mentre al contempo ci fottevano i diritti sociali senza che loro quasi se ne accorgessero, pur avendo in buona parte capito fanno ora una fatica indicibile a dover dire quello che dicono le destre per non essere accomunati a loro, come vedremo un po’ più avanti dalle risposte che oggi danno a domande dirette sull’opportunità di continuare a far parte della UE e/o euro o meno.

Dopo le ultime elezioni europee, quindi, lentamente, i “buoni”, quelli intelligenti, moderati di destra, democratici e progressisti di sinistra, hanno cominciato ad ammettere che forse l’austerità è stata una cura sbagliata ad una diagnosi ancor più sbagliata (ovvero che i “PIIGS” fossero andati gambe all’aria originariamente per colpa dei conti pubblici dissestati), come raccontavano all’inizio, e che in ogni caso fare austerità sulle spese dello Stato durante una crisi (a maggior ragione se, come quella europea, fu originata dal dissesto delle finanze private mentre non si poteva reagire tramite l’aggiustamento del cambio, ed anche questo ora è ampiamente riconosciuto persino dalla Bocconi) è come spararsi nel naso perchè si ha l’alluce valgo.

Ma nonostante tutto ciò l’Euro, dal punto di vista di quelli “colti”, ovvero gli ex eurofanatici, continua ad essere visto come positivo, la Germania come un paese che sbaglia ma che in fondo fa bene ad essere egemone perchè sono gli altri che sono dei lazzaroni, e che l’Unione Europea è una cosa da conservare ad ogni costo perchè altrimenti “oh Dio finisce anche la liberalizzazione dei capitali”.

Quindi “bisogna andare avanti e non tornare indietro”. Andare avanti con l’unione bancaria, gli eurobond ecc. ecc.

Peccato che, come vedremo più avanti, quando gli si fa notare che “andare avanti” come lo intendono loro si scontra subito con la seguente banale domanda:

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rimangono solitamente di stucco oppure rispondono sfoderando un ottimismo nella specie umana sinceramente commovente.

Anzi, in realtà qualche risposta nel merito ogni tanto arriva, ma mai più intelligente di questa (anche se questo economista, Piga, fa parte degli “altreuropeisti” dall’origine):

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Dopo quelli “colti” ora occupiamoci  invece di quelli”buoni”, ovvero quelli “de sinistra”, gli “altreuropeisti”, quelli antifà e del “porgi l’altra guancia” ad abundantiam, che con quelli “colti” federalisti e moderati condividono ormai appieno le analisi di fondo della situazione, ma con sfumature diverse. Infatti, la loro tesi è: l’Unione Europea è in sé bella, ed è diventata uno schifo solo per colpa della GermaGna brutta. Ovvero “non siamo noi ad esserci sbagliati, mica è colpa nostra se poi la GermaGna ha fatto la stronza”. Insomma: bisogna portare la pace in Europa facendo la ‘guerra’ alla Germania. Ovviamente sostengono che l’Unione Europea non vada smantellata perchè altrimenti “oh Dio rinascerebbe il nazismo, il fascismo, non si potrebbe più mandare i figli in Erasmus per fargli scoprire come funziona davvero il mondo e si tornerebbe a fare la coda alle frontiere perchè finirebbe Schengen che oh Dio se finisce significherebbe anche limitare i diritti umani dei migranti”. Mentre sull’euro la posizione che va per la maggiore è che “è solo una moneta, il problema è il liberismo”. Tutte posizioni anche con un minimo di fondo razionale ma parecchio confuse, come parlare di nazismo senza sapere probabilmente quali furono le reali cause che portarono Hitler al potere in Germania (e no, non fu l’inflazione di Weimar, cialtroni, fu quello che successe DOPO con le politiche di Bruning, che non rimanda alle “le destre fasciste e razziste”, ma rimanda in pieno a Monti. E qui non bisogna scervellarsi se non si sanno le cose, basta Wikipedia…) e come se davvero il fatto di non avere flessibilità del cambio tra aree economiche così diverse senza meccanismi di trasferimenti fiscali compensativi sia un dettaglio trascurabilissimo, e come se la liberalizzazione dei capitali cattiva (il mercato unico) sia totalmente avulsa da quella delle persone buone (Schengen)… Eh cari, la globalizzazione è questa, e se volete continuare ad andare a trasgredire ad Amsterdam con i voli lowlowlow-cost (qui sotto una diapositiva dei voli)

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dovete anche saper accettare la liberalizzazione dei capitali ed il fatto che l’Europa, più che un insieme di paesi, diventi sempre più una sorta di gigante supermercato dove più che “persone” o “umani” saremo meramente “consumatori”, con tutti gli annessi e conessi. Se vi piace…

Ora siamo arrivati dunque al punto in cui quelle stesse persone citate sopra, tutti quelli che seppur in modo diverso ma che hanno sempre di fatto sostenuto (più volontariamente i primi, più per ‘ignoganza’ i secondi) lo status quo, ammettono con una nonchalance disarmante che l’austerità è negativa, che l’Unione Europea va cambiata e che la Germania dave smetterla di fare la maestrina perchè oltre a non avere nessun diritto divino non può nemmeno permetterselo, dato che sfora i parametri di Maastricht come nessun altro osa fare, ed arrivano anche ad ammettere che si, in fondo, non avremmo mai dovuto aderire alla moneta unica.

Oggi quasi tutti ammettono tranquillamente che il deficit di bilancio in tempi di crisi è il modo principale per dare carburante all’economia. OGGI tutti ammettono che l’austerità distrugge la domanda interna e fa aumentare il debito pubblico. OGGI tutti ammettono che la Germania bara le carte e che è tornata ad avere pericolose velleità imperialiste in un sistema fatto su misura per lei che l’ha resa arrogante e pericolosamente fuori controllo. OGGI tutti ammettono che non c’è proprio NULLA che vada bene. In poco più di due anni sembra davvero cambiato il mondo.

Bene! Bravi! Ci siete arrivati! Chapeau! Complimenti!

Resta solo una cosa da stabilire, ora. Se è vero come è vero che la posizione degli “euroscettici” nel quadro politico, nel frattempo, non è cambiata, ed anzi s’è rafforzata e che al massimo si dividono sull’eventuale metodologia di uscita… ma a questo punto, quindi, cosa si deve fare per cambiare la situazione secondo gli “altreuropeisti” moderati de destra, democratici de sinistra e sognatori de sinistra radicale?
Insomma, qual è la loro soluzione? Questa, all’unanimità:

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Oppure, se preferite un tono più “istituzionale” come quello dell’ex vice presidente del Parlamento Europeo e tuttora punta di diamante dei socialisti europei:piu-europa

Insomma un po’ come gli alti dirigenti sovietici negli ultimi tempi prima del crollo dell’URSS che quando gli si chiedeva i motivi di quel crollo che si stava verificando, rispondevano all’unisono: “Il comunismo non sta funzionando perchè non ce n’è abbastanza. Ci vuole più comunismo”.

Figata! Totalmente messi spalle al muro sui temi economici e politici, gli restano quindi solo i ‘sentimenti’ su cui far leva, ovvero la paura di presunti disastri inenarrabili in caso di rottura aggrappandosi però a bolle di sapone e a “sogni” per restare dentro. Non tanto sull’euro, perchè ormai sono passati o comunque sempre meno presenti nel dibattito le tesi terroristiche  del tipo”non si può uscire dall’euro perchè svalutazzzione=inflazzzione=la rata der mutuo=la benzina millemila lire al litro”, ma molto più sulla UE, del tipo “non si può uscire dalla UE perchè fuori c’è la Cina non possiamo competere da soli la UE ci protegge dalle guerre” ecc. ecc.

Sull’euro, solitamente ora si limitano al “eh ma fuori potrebbe essere peggio”, dove prima ancora di rimandarli a studi scentifici meno catastrofici di quelli ad esempio di UBS o a precedenti storici simili (vedi SME) in cui si dimostra il contrario, ci sarebbe da analizzare la frase in questione: “fuori potrebbe essere peggio” è un po’ come dire che siccome un matrimonio è a pezzi perchè uno dei partner riempie l’altro di corna, è consigliabile comunque non divorziare perchè una volta divorziati poi potrebbero anche trovare un partner ancora più stronzo. Il che è anche possibile, ma ciò non toglie la fallacia del ragionamento secondo il quale non si possa o addirittura non si debba porre fine ad una cosa che comunque non funziona anche per loro stessa ammissione…

Tornando alla UE, in particolar modo il tema “la UE ci protegge dalle guerre” è un tema largamente condiviso sia dagli ex eurofanatici sia dagli altreuropeisti, ed entrambi portano avanti questa tesi in chiave anti-nazionalista, perchè, appunto, “in passato i nazionalismi ci hanno portato la guerra due volte”. Leggerissimamente approssimativo…. anche qui ci sarebbe da aprire un capitolo a sé, ma che “la UE ci protegge dalle guerre” è un’astronomica cazzata. Sebbene i primi passi effettivi di integrazione europea a livello di scambi e regolamenti comuni cominci di fatto in qualche modo già nel quasi immediato dopoguerra (per esempio con il trattato di Roma), la “pace” in Europa, cari, l’ha portata la Nato, che col tempo poi è sempre più diventata una volgare succursale dell’imperialismo made in USA che la guerra non l’ha portata da noi ma praticamente ovunque intorno a noi. E cosa non banale da far notare, dato che la guerra l’avevamo persa, NON ce l’ha portata gratis…

Fortunatamente il tempo delle stronzate e della propaganda terrorista almeno a livello economico, almeno nel dibattito ad alti livelli, sembra finito, anche se purtroppo rimane insito nella mente di molti italiani non informati a dovere. Ma questo, oltre che della politica, sarebbe un dovere dei media, e il perchè questo non accade necessiterebbe di uno spazio tutto suo…

Ma, dicevamo, una volta terminati i motivi economici e politici SERI, rimane l’argomento sentimentale, cioè: non si può uscire dall’euro e/o UE perchè “non s’interrompe un sogno o un’emozione” o perchè “significherebbe che Altiero Spinelli è andato in carcere per nulla”…

Premesso che gran parte delle persone che dicono queste due semplici parole, “più Europa”, spesso non sanno nemmeno cosa esse comportino fattualmente, con “più Europa” si sostiene semplicemente che sia necessaria una maggiore integrazione tra i paesi membri. Traduzione: l’unione politica dell’Europa. Sul modello federale degli Stati Uniti. Questo, secondo loro, basterebbe per risolvere i problemi che abbiamo.
Vediamo dunque se il “più Europa”, l’avere gli “Stati Uniti d’Europa” può essere un progetto attuabile, qualora fosse almeno utile e/o desiderabile.

Primo problema: il modello degli Stati Uniti è di difficile importazione, e questo è un qualcosa su cui cadono spesso proprio gli economisti statunitensi quando sono chiamati ad analizzare il futuro dell’Europa. Rispondono sempre, infatti, che bisogna fare come hanno fatto loro, senza tante spiegazioni (Stiglitz il caso più famoso, anti-euro ma pro-UE). Ma come hanno fatto loro? Beh, innanzitutto hanno sterminato il popolo che c’era prima e negli Stati Uniti ci si sono messi loro, ma ok, non rivanghiamo, altrimenti si fa in tempo a fare gli Stati Uniti delle Galassie. Hanno fatto, in sostanza, l’unione politica federale, dove cinquanta e più Stati stanno insieme appassionatamente con un unico bilancio federale, una vera banca centrale (la Federal Reserve, abbreviato “FED”. E da qui il noto slogan “ci vuole la BCE come la FED”) ed un sistema fiscale altamente compensativo. Si potrebbe fare tutto ciò in Europa? Si, certo. Peccato che ci sarebbe subito un problema non proprio da poco: il mercato del lavoro, unito alle barriere linguistiche. Negli USA parlano tutti la stessa lingua, e questo li facilita enormemente quando si trovano a cercare lavoro. Per loro, infatti, passare dalla West Coast alla East Coast non sarebbe e non è un problema, al netto degli affetti e dei problemi di vita quotidiani come tutti al mondo hanno. Poi hanno indubbiamente una cultura diversa, che però non è che si può creare a tavolino in un amen. Vi ricorderete nel 2007 dopo il crollo Lehman la gente con gli scatoloni in mano e nei mesi seguenti avrete sicuramente letto qualcuna delle millemila interviste a banchieri o impreditori coinvolti e spazzati via dalla crisi finanziaria che si erano reiventati camionisti o pizzaioli come se nulla fosse… Insomma se c’è uno shock ad Orlando, i salari subito calano e quelli di Orlando alla peggio non hanno nessuna difficoltà ad emigrare anche a San Francisco. Ma qui abbiamo una cultura diversa, tradizioni diverse, un welfare diverso, un sistema sanitario diverso, e fino a qualche decade fa anche un sistema finanziario e bancario più sicuro. Sono cose che durano da secoli, e che grazie al cielo ci rendono migliori di loro (ad esempio sulla sanità avete presente la situazione negli USA, vero?). Qui si parla una molteplicità di lingue e il mercato del lavoro è diverso, sebbene negli ultimi 15-20 anni si è andati verso una flessibilità smisurata che ha portato precarietà che sfocia spesso in contratti che sono quasi una forma di schiavitù legalizzata. Un portoghese non potrebbe mai andare a lavorare ad Helsinki con la stessa facilità con cui uno da Orlando va a San Francisco, nonostante la globalizzazione ormai renda più facile anche certi percorsi (e non necessariamente è un bene…). Magari sarà così fra 100 o 200 anni, ed effettivamente prima che s’inventassero la UE e Maastricht rovinando tutto, c’era sempre più maggiore convergenza tra economie e tra popoli, che badate bene, NON SIGNIFICA SOLTANTO IMMIGRAZIONE/EMIGRAZIONE, perchè oggi i nostri giovani emigrano quasi esclusivamente per DISPERAZIONE. Detto tecnicamente: DEPORTAZIONE di forza lavoro causa asimmetrie economiche. Sinceramente temiamo che vivere 100 o 200 anni come li viviamo adesso non sia ipotesi così affascinante…

Quindi: mercato del lavoro troppo diverso, bilancio federale e compensazioni fiscali quasi impossibili da avere (lo vedremo più avanti).

E la lingua comune europea? Così, visto che in teoria sarebbe l’inglese, che però ora l’Inghilterra sta levando le tende dalla UE e quindi dovremmo parlare tutti la lingua di coloro che per primi hanno abbandonato il ‘progetto’ e che per questo sono stati minacciati di “fine della civiltà” (Tusk), aumento di tumori (un medico non meglio precisato sul Financial Times) e che siccome i più anziani (ovvero anche quelli che hanno sconfitto il fascismo ed evitato il comunismo) hanno votato in massa per uscire perchè stavano cominciando a rompersi i coglioni di farsi dire da Juncker o Schulz come dovevano comportarsi in casa loro, allora i più gggiovani, quelli che in compenso a 25 anni magari non sanno cambiare una lampadina senza prendere la scossa però grazie ai soldi di papà o del nonno hanno già visitato tutto il mondo ed anche altri pianeti (e quindi per questo “colti”), vorrebbero togliergli il diritto di voto e rivotare il referendum solo loro. Loro che però solitamente scendono in piazza a reclamare più diritti anche per i cittadini di Krypton, e che però misteriosamente, parlando dei gggiovani britannici, il primo referendum l’hanno disertato in massa perchè probabilmente troppo impegnati a giocare con la playstation o a ubriacarsi in Orgasmus da Rotterdam. Beh fantastico, non trovate?

 

Secondo problema: oggi, e da parte di qualcuno probabilmente per sempre, non c’è la benché minima volontà politica di attuare una maggiore integrazione. Nonostante gli accorati appelli a cadenza settimanale quasi interamente da parte dei politici, giornalisti ed economisti del Sud Europa schiavi della logica del vincolo esterno, a Nord ormai nessuno è più disposto a cedere ulteriore sovranità e condividere i rischi di un’unione con paesi che giudicano “lazzaroni, inaffidabili, improduttivi e corrotti”. Gli ultimi anni di crisi non hanno fatto altro che alimentare i dissidi tra Paesi e tra popoli, così come hanno portato ad un crollo della fiducia reciproca e alla rinascista di odiosi pregiudizi da parte dei Paesi del Nord Europa verso quelli del Sud e di conseguenza, in alcuni casi come in Grecia, un vero e proprio sentimento di odio nei confronti di quelli del Nord, soprattutto verso la Germania.

C’è qualcuno, davvero, a questo punto, che ritiene seriamente e razionalmente che i tedeschi in particolare possano voler attuare una vera unificazione ALLA PARI con noi e tutti gli altri? Nel caso della Germania è poi doveroso far notare il comportamento dei media presso l’opinione pubblica, che viene costantemente martellata di cazzate economico-moraliste che sinceramente si può provare soltanto un gran ribrezzo, ma che ha il risultato effettivo di un lavaggio del cervello andato a buon fine. Ogni cittadino tedesco esistente, salvo qualche economista non ipocrita come Hans-Olaf Henkel o Heiner Flassbeck, è oggi intimamente convinto ad esempio che stia pagando le tasse per far prendere il sole tutto il giorno ai greci. Memorabile ad esempio una copertina della Bild di un paio di anni fa, che a caratteri cubitali titolava senza ritegno “I greci sono più ricchi di noi!” e dove nell’analisi all’interno scrivevano con ancor meno ritegno “vendeteci le vostre isole!”. Ripetiamo, questo pensiero nel popolo tedesco non è secondario, al contrario, è larghissimamente diffuso, indipendentemente da quello che i tedeschi votano.

Ma anche qui da noi avrete sentito parlare giornalisti come Udo Gumpel, Tobias Piller o Constanze Reuscher qualche volta sulle nostre emittenti, vero? Avete presente l’arroganza ed i pregiudizi con cui ogni volta cercano di “moralizzarci” dall’alto della loro superiorità autocertificata, vero? Bene.

Sintesi: il “più Europa” deve passare PER FORZA dal volere dell’establishment e del popolo tedesco, per il motivo banale che è il paese più “forte”, grande, popoloso e politicamente più presente nelle istituzioni europee. Se lo ritenete possibile…

A meno che ora qualcuno non dica di fare gli Stati Uniti d’Europa senza la Germania, che ok, ci potrebbe anche stare per chi odia i tedeschi, ma a questo punto dopo la Gran Bretagna saremmo già a due buoi scappati, e ci sarebbe da chiedersi che senso abbia fare un’unione senza i due paesi più grandi e/o popolosi e/o con cui si commercia maggiormente e/o che dovrebbero darci la lingua comune del futuro…

Terzo problema: allo stesso tempo non possiamo neppure aspettare, come sostengono in molti, che la Germania improvvisamente possa cambiare idea. “Eh, ma presto o tardi vedrai che la Germania si renderà conto che questa è l’unica strada!”… quante volte abbiamo sentito o letto questa frase, e quante volte la si sente ancora oggi…

  • Primo: non è umanamente accettabile che un intero continente stia ad aspettare i porci comodi e le decisioni o non decisioni di un Paese. Cos’è la Germania? È un Paese come il nostro, niente di più. Per OGNI singola decisione, per OGNI singolo eventuale cambiamento in Europa davvero possiamo permetterci di aspettare magari ancora per decenni pregando tutti i Santi per la loro eventuale anzi eventualissima clemenza?
  • Secondo: è proprio IL TEMPO che ci manca. Noi NON POSSIAMO aspettare. Lo vedete che sta crollando TUTTO? Siamo in recessione o stagnazione o crescita irrisoria quando va di lusso da quasi un decennio, siamo in deflazione da ormai quasi 3 anni, i consumi ripartono un mese e crollano quello dopo, il settore bancario è al collasso, prima dell’euro eravamo la prima potenza industriale in Europa e solo pochi anni dopo abbiamo dovuto sentirci dire che eravamo dei “maiali” (PIIGS), il tasso di povertà in otto anni è quasi triplicato e la disoccupazione è ormai strutturale a due cifre, per non parlare di quella giovanile.
    E voi vorreste ancora aspettare che la Germania o chiunque al suo posto o che qualche burocrate ubriaco al soldo di qualche corrotta banca d’affari decida per 60 milioni d’italiani e 500 milioni di europei quando e se mai sarà l’ora di unirsi? Quante aziende ancora siete disposti a veder chiudere o delocalizzare? Quanti imprenditori ed operai ancora devono suicidarsi prima che si possa stabilire un limite oltre il quale non è più possibile andare? Bisogna proprio aspettare che certe cose ci succedano in prima persona prima di interessarci e capire oppure, nel mondo della “meritocrazia parlata”, pensate di essere al sicuro?
  • Terzo: guardando alla situazione politica tedesca, visto che il “più Europa” deve, ripetiamo, volenti o meno, passare PER FORZA da lì, l’unica possibilità di avere prima o poi un governo favorevole al “più Europa” è nettamente la più improbabile. Da una parte ci sono i due tradizionali partiti di centro-destra e centro-sinistra, ovvero la CDU della Merkel e di Schaeuble e l’SPD di Gabriel, che negli ultimi anni hanno dato vita alla classica “grande coalizione” di governo dove i secondi sono gli utili idioti dei primi e dove in nessuno di questi partiti c’è anche una minima corrente minoritaria che lasci pensare a possibili cambiamenti del dogma imperialista e deflazionista in politica estera e politica economica. Poi c’è Alternative fur Deutschland, e qui c’è ben poco da spiegare, visto che se un giorno dovesse governare, semplicemente, butterebbe giù tutto. E questo è l’unico partito che, cosa non trascurabile, sta salendo nei sondaggi ad una velocità tale che già alle elezioni dell’anno prossimo, se le proiezioni di crescita verranno confermate, rischia seriamente di arrivare quantomeno davanti all’SPD. Restano quindi due partiti che, effettivamente, mettendosi insieme potrebbero dar vita ad una coalizione in grado di cambiare la rotta della Germania e di conseguenza dell’Europa: la Linke (Sinistra) ed i Grune (Verdi). Piccolo particolare: mettendoli ora insieme farebbero fatica ad avere il 20%, e non si vede come potrebbero un giorno avere anche solo un 10% in più complessivo (che non gli permetterebbe comunque di governare) dato che negli ultimi 8 anni non hanno per nulla saputo approfittare del crollo verticale dell’SPD nel consenso popolare. Dunque c’è un fatto economico ovvio, ovvero che la Germania attua la stessa politica commercialmente aggressiva verso i propri partner dal 2000 Avanti Cristo se si eccettua qualche sparuta decade qua e là, come ad esempio negli anni 50-60 (e da qui si capisce la ridicolaggine della tesi che “La UE è buona ma è la Germania che è diventata cattiva”, perchè se proprio la si vuole metter giù così, allora la Germania è cattiva da sempre. Possibile che non lo sapessero prima?) e che non si capisce perchè dovrebbe cambiarla oggi che stanno in un sistema fatto su misura per loro, hanno il record mondiale di surplus in barba alle regole europee senza essere mai nemmeno minimamente sanzionati, hanno una serie di leader europei totalmente appecoronati al loro volere, e visto a maggior ragione che non l’hanno capito nemmeno dopo due guerre mondiali e dopo essere andata gambe all’aria a seguito della rottura dello SME nel 1992. Altro che “più Europa”, è molto più probabile, cari, che il “più Europa” non ci sarà mai non per “colpa” dei paesi del Sud o dei “populismi”, ma proprio perchè il loro talebanesimo economico e politico li porterà a crollare dall’alto, travolgendo tutti quelli sotto. Intanto adesso vediamo come va a finire la questione Deutsche Bank, perchè le elezioni USA si avvicinano…

Oltre al fatto economico c’è dunque anche un fatto politico conclamato che dimostra l’impossibilità assoluta del “più Europa”.

Ma non è solo la Germania, guardiamo un attimo a cosa sta succedendo nella mitologica Bruxelles. La Commissione Europea, l’Eurogruppo, i vari burocrati e tecnocrati non hanno nessuna intenzione di “riformare” e cambiare l’Unione Europea dalla lurida rotta attuale. Guardate cosa sta succedendo di questi tempi dopo che una serie di paesi hanno di fatto sospeso Schengen, dopo la Brexit e dopo che il blocco dei 4 paesi dell’est (Cechia, Slovacchia, Polonia e Ungheria) si sono presentati all’ultimo summit di Bratislava chiedendo esplicitamente di poter “fare da soli” soprattutto sul tema dei migranti. Eppure niente, non sta cambiando assolutamente niente! Non c’è nessuna apertura, nessuna volontà! Renzi ad esempio non sta chiedendo la luna (anche perchè lui stesso fa parte di questo meccanismo seppur ora si sforzi di far credere il contrario per logiche elettorali), sta solo chiedendo delle misere briciole di flessibilità sul deficit che per un paese con un PIL dell’Italia, che oltretutto della UE è CONTRIBUENTE NETTO, sarebbero come gli spiccioli del caffè alla mattina. Eppure i vari Juncker, Manfred Weber, Schaeuble, la Merkel, Lars Feld, Katainen, Dijsselbloem, tutti hanno ripetuto che le cose non cambieranno, e che se per caso ci concederanno qualche briciola di flessibilità almeno per far fronte un minimo ai disastri procurati dal recente terremoto e per ovviare alla crisi dei migranti sarà solo ed esclusivamente per provare a “mettere un freno ai populismi” (l’ha detto il Commissario Europeo alle Finanze, Pierre Moscovici) in un periodo dove Renzi è in chiara difficoltà per il referendum costituzionale e per le questioni bancarie, ed ovviamente solo in cambio di manovre più incisive dal lato fiscale per il 2017 (e già si parla di aumento dell’IVA…). Ma vi pare normale che un paese come l’Italia, cazzo, L’ITALIA, un paese del G8, possa ridursi a pietire col cappello in mano qualche spicciolo anche per far fronte a tragedie umanitarie e catastrofi naturali, a maggior ragione essendo un paese che alla UE versa ogni anno in media 7,5 miliardi in più di quelli che riceve indietro, e subire questi ricatti e sberleffi da gente mai eletta e che magari ha conflitti d’interessi giganti come un quartiere (avete presente ad esempio il caso Barroso, giusto?), politici di livello infimo che sono arrivati lì solo dopo essere stati scartati alle elezioni dei loro paesi? Ma stiamo scherzando? Ma ci rendiamo conto?

Ma poi, soprattutto: cosa vuol dire concretamente “più Europa”? Vuol dire che ci deve essere un vero governo europeo. E quindi…

Quarto problema: vuol dire che in breve tempo dobbiamo avere, oltre all’unione bancaria che però pare essere morta e sepolta prima ancora di nascere sotto il solito NEIN, ed oltre il debito condiviso (cioè gli eurobond, ed anche qui, NEIN):

  • 1. Un primo ministro europeo (a meno che non si voglia un’Imperatore con pieni poteri che dopo 50 anni passi la mano a suo figlio. De gustibus).
    2. Un ministero delle finanze europeo (chiesto già ora a gran voce da EU-genio(?) Scalfari)
    3. Un vero Parlamento Europeo (non l’inutilità di oggi).
    4. Una vera Banca Centrale Europea (non la Euro-Bundesbank di adesso).
    5. Un sistema di trasferimenti fiscali su modello federale dagli (ex) Stati più forti a quelli più “deboli”, con due studiosi come Jacques Sapir e Bernard Connolly che hanno gentilmente fatto notare che che ciò significherebbe per la Germania, allo stato attuale delle cose ed in continuo aumento dati gli squilibri sempre più ampi, una cosa come il 9-10% del suo PIL annuo da trasferire agli altri (ex) Stati. Per sempre.
    6. Delle vere elezioni europee (non quelle di oggi che eleggono l’inutile Parlamento Europeo).
    7. Un sindacato europeo (magari sul modello tedesco? Quello che s’è fatto corrompere da Hartz? O magari sul modello italiano con 3 sindacati che si danno mazzate tra loro per stabilire chi si arrende per ultimo al volere governativo? Auguri).
    8. Un sistema di media europeo (a ridatece “Giochi senza frontiere”, piuttosto).
    9. Un’opinione pubblica europea (sempre a meno che, con l’Imperatore, questo possa anche diventare superfluo. De gustibus).
  • 10. Un esercito europeo (tanto per metterci meno tempo quando la Nato vorrà sbatterci nel mezzo di qualche “missione di pace”, perchè sapete, oggi le chiamano così).

Sì, state tranquilli. Riusciremo SICURAMENTE a creare tutto questo, come no! In 24 anni dopo Maastricht non si è nemmeno riusciti ad uniformare l’aliquota IVA che è una cosa che secondo gli stessi “tecnici” basterebbero due settimane per elaborarla, e per le ridicole unioni di settori fatte finora ci abbiamo messo 15 anni e i risultati sono stati disastrosi (l’esempio più lampante di “più Europa” finora è stato il bail-in. Che culo…).

Mettiamo anche il caso che ci sia una maggiore integrazione. Ci sarebbero comunque istituzioni con maggiore potere… ma comunque comandate e presiedute da qualcuno. E chi volete mai che le controlli se non i più “forti”, ovvero tedeschi e affini (cioè sostenitori dell’austerità fino alla morte, il che renderebbe la situazione attuale paradossalmente migliore di quella che si prospetterebbe con l’unione politica)?

  • merkel-parlamento

Ma mettiamo anche il caso che miracolosamente e non si sa come si arrivi davvero in tempi brevi a creare una VERA unione politica…

Quinto problema: punto nodale.

L’unificazione monetaria europea attuale si è ‘radicalizzata’ in primis nelle menti contorte dei protagonisti della scena politica soprattutto francese subito dopo la riunificazione tedesca e si è poi realizzata grazie soprattutto ad un mix di ‘abilità’ (?) di Helmut Kohl che andò contro tutto e tutti (lui stesso disse, anni dopo, che se avesse proposto un referendum ai tedeschi l’euro non sarebbe mai nato, perchè lo avrebbero certamente bocciato visto il loro amore verso il Deutsche Mark), di governi di altri paesi sufficientemente succubi della logica del ‘vincolo esterno’ (in primis, manco a dirlo, i governi italiani di centro-sinistra dell’epoca) e della vittoria all’ultimo respiro di Chirac alle presidenziali francesi del ’95 contro il più dubbioso Jospin che fu l’ultimo vero ostacolo, anche se nei due anni seguenti ci furono comunque dubbi sul fatto che alcuni paesi come Italia e Belgio potessero farne parte fin da subito nonostante le pressioni di Kohl che voleva dentro tutti e subito (e anche qui la spuntò lui). Alla fine Kohl la spuntò anche sul nome da dare alla moneta unica europea: si doveva chiamare ECU, fu poi chiamata euro perchè ECU in tedesco ha un suono simile a “vacca”…

Fu proprio la riunificazione tedesca, o meglio, la riunificazione dei due Marchi tedeschi ad essere presa come modello per la futura unione monetaria europea, nonostante l’opinione contraria iniziale in Germania del mondo del commercio, delle associazioni ma soprattutto della Bundesbank. Sollevarono fortissimi dubbi infatti sia Karl Otto Pohl, capo della Bundesbank durante la riunificazione, che si dimise misteriosamente qualche giorno dopo un’audizone al Parlamento Europeo in cui disse testualmente che avendo visto come stava procedendo la situazione in Germania dopo che fu parificato il marco dell’Est a quello dell’Ovest, la moneta unica “non è una buona idea, non può funzionare”, sia il successore Tietmayer, che in seguito si mostrò a sua volta molto dubbioso sulla possibilità di convergenza tra paesi con così diversi tassi d’inflazione e con così diversi livelli d’indebitamento pubblico e di produttività, promuovendo più volte un rinvio del lancio della moneta unica o quantomeno un euro a due velocità. In Germania Est sono accadute le stesse identiche cose che sono avvenute in questi anni nel Sud Europa, ovvero in primis un crollo del PIL e della produzione industriale, privatizzazioni in blocco (anzi, quelle addirittura furono vere e proprie espropriazioni) ed emigrazioni verso Ovest che nel caso del Sud Europa sono sfociate ovviamente verso Nord (ovviamente Germania in primis. Ovest, naturalmente. Se trovate qualche italiano nel frattempo migrato a Dresda o a Lipsia che si è creato una fortuna fateci un trillo…).

Dunque, se non si fosse capito: in Germania l’unione politica e monetaria c’è stata. E la parte più “debole” è stata letteralmente disintegrata.
Lì c’è stato il “più Germania”, ovvero la riunificazione dopo il crollo del blocco dell’Est che ha spazzato via il muro di Berlino e la DDR, ma ancora oggi la ex Germania Est non si è ripresa, anzi, il divario con l’Ovest va via via sempre ampliandosi e compensato solo con trasferimenti fiscali (peraltro duramente contestati dai Land più “virtuosi” come la Baviera in un modo che a confronto le vecchie polemiche di Bossi verso l’assistenzialismo al Sud erano all’acqua di rose…), e ancora oggi c’è una fortissima emigrazione continua verso Ovest. Se questo è il “futuro” che si vuole… E chi non l’avesse capito: noi Italia saremmo la Germania Est dell’Europa insieme agli altri “PIIGS”, ma la Germania Est odierna, non la DDR dell’epoca che tutto sommato, piacesse o meno, nel blocco sovietico tirava le fila.
E una cosa importantissima da far notare è che i tedeschi che gestirono il processo di unificazione (Kohl, Schaeuble, Sarrazin…) sapevano BENISSIMO quali sarebbero state le conseguenze (se leggete “Anschluss”, un libro di Vladimiro Giacchè, avrete in merito testimonianze che in Italia non sono mai state riportate). Come diavolo potete seriamente credere che persone simili (perchè molti protagonisti sono gli stessi di allora, qualora non l’aveste capito. Schaeuble è ancora lì ad esempio, potentissimo, ancor più della Merkel) ora stia facendo tutto questo per il vostro benessere e possa farlo a maggior ragione in futuro con gli “Stati Uniti d’Europa”?

Sesto problema: infine, tutti oggi ammettono che questo è un sistema profondamente errato e squilibrato dove vige la legge del più forte che piano piano schiaccia tutti gli altri in una gara all’ultima esportazione e alla fine si auto-sbriciolerà perchè avendo ucciso tutti gli altri non avrà più nessuno a cui vendere le sue merci. E’ come se tutti fossero su un ring a scannarsi e dove la Germania oggi è contemporaneamente quella che si è dopata per combattere, l’arbitro e pure la moviola.
L’unione politica non farebbe altro che dare legittimità politica e, eventualmente, democratica, a questo sistema errato e squilibrato.

A quel punto saremmo veramente costretti a restare all’interno di questo sistema, saremmo veramente costretti a vivere eternamente come Paese svantaggiato, come Paese di secondaria importanza, come Paese succube, come una colonia, dove la cosa più spaventosa è che essendo il nostro un paese che grazie ad un lavaggio del cervello senza pari subito di continuo da Tangentopoli in poi è diventato stramaledettamente esterofilo, se non quasi auto-razzista, e dove qualsiasi minimo sentimento patriottico viene prontamente derubricato a “fascismo”, potrebbe pure diventare un’opzione gradita a molti, non volendo minimamente nemmeno capire cosa questo comporti ma fermandosi soltanto alla superficialità di frasi come “eh ma i politici italiani sono tutti ladri, a questo punto meglio farci comandare dai virtuosi politichi del Nord Europa che non rubbeno e non girano mica con l’auto bleu”.

In questi anni i nostri governi hanno steso tappeti rossi ai dikat economici di gente come il finlandese Olli Rehn, un calciatore fallito che a sua detta non conosce nemmeno i meccanismi dei cambi monetari, o come l’olandese Jerome Dijsselbloem, un agronomo prestato all’economia la cui massima pensata per risolvere la crisi greca è stata quella di proporre il pignoramento del Partenone. Questa è la gente a cui ci siamo affidati mani e piedi mentre ci scannavamo sul teatrino interno alla politica italiana sulle donne di Berlusconi e sulle balle di Renzi, perchè “eh ma noi abbiamo la kasta-gli scontrini-Il Trota-Batman Fiorito-Lusi-Abburlesqone che va a troie ed era pure amico di Craxxxi- siamo un popolo di corrotti ed evasori-però io mai evaso e mai corrotto”, e con la differenza non risibile che i Berlusconi, i Renzi, i Grillo, i Salvini e chiunque volete voi possiamo prenderli a calci in culo con le elezioni, ma questi qui ce li possiamo levare di mezzo solo se si schiantano in macchina e che in ogni caso, che ci sia uno o l’altro, hanno sempre la stessa, identica e criminosa ricetta. Proprio sicuri sicuri che ci abbiamo guadagnato e che a maggior ragione dandogli più potere col “più Europa” anche eleggendoli direttamente ci andremmo a guadagnare?

Conclusione: il “più Europa”, l’ultimo appiglio che è rimasto ai “sognatori” di sinistra e ai federalisti europei (si, alla fine Vendola e Alfano, la CGIL e Monti vogliono e chiedono la stessa cosa. Non lo trovate curioso?) per difendere un REGIME indifendibile, è una cosa assolutamente inattuabile. E anche qualora fosse attuabile, sarebbe comunque inaccettabile, inutile e dannosa.

AMARCORD

Prima della postilla finale, vi invitiamo a leggere la parte finale di un articolo del 1997 in cui l’economista italiano più titulato al mondo, Alberto Alesina, che prima di diventare capo-ultras dell’austerità espansiva salvo poi dover ammettere tramite il gemello Giavazzi che era una stronzata, aveva ben chiaro cosa sarebbe successo, e che a parte quella punta finale un po’ autorazzista (per tornare a quello che dicevamo sopra), riletto oggi suona come pietra tombale su ogni velleità del piùeuropeismo. Perchè in effetti, a quasi 20 anni da quelle parole, è proprio ciò che è successo e che sta succedendo. Il discorso riguardava il fatto che, secondo i politici che ci avevano portato nell’euro, l’unione monetaria avrebbe facilitato ed accelerato l’Unione politica, ed Alesina così sentenziava:

La realtà però è l’opposto. Con ogni probabilità i contrasti tra Paesi europei aumenteranno al crescere della tendenza a coordinare politiche monetarie, fiscali, di welfare eccetera. Costringere Paesi con culture e tradizioni diverse ad uniformare politiche di vario genere, soprattutto quando la necessità economica del coordinamento è alquanto dubbia, è un’operazione inutile e potenzialmente molto pericolosa… Delle due l’una: o questo conflitto rivela forti differenze di filosofia sulla politica monetaria, oppure rivela forti tendenze nazionalistiche. In entrambi i casi, questo conflitto non rivela niente di buono sulla futura politica monetaria comune. Infine, per ciò che concerne l’Italia,  l’entusiasmo per partecipare all’Unione è descritto, anche in ambienti governativi, come un modo per difenderci da noi stessi, cioè un modo per trasferire potere politico a Bruxelles e Francoforte e toglierlo a Roma. Forse questo può sembrare un ottimo motivo per aderire all’Unione, ma, diciamocelo: che tristezza. (Eccetto per gli eurocrati).

POSTILLA FINALE.

Il “più Europa”, “gli Stati Uniti d’Europa”, avrebbero avuto un senso e magari avrebbero anche funzionato SOLO SE il progetto di unione politica e fiscale si fosse compiuto PRIMA di dare il via all’unione monetaria. E completare il percorso ora è economicamente e politicamente IMPOSSIBILE, INSOSTENIBILE, INUTILE E ANCHE DANNOSO.

Facendo il contrario di ciò che si doveva fare, quella che in origine doveva diventare una sempre più maggiore convergenza di economie tra loro parecchio distanti, ha avuto LOGICAMENTE l’effetto opposto, ed ora i costi del “più Europa”, per chi dovrebbe accollarseli, sono diventati del tutto insostenibili, così come insostenibili, di conseguenza, stanno diventando le tensioni politiche tra governi nazionali e le tensioni sociali dentro ogni paese.

Una delle dimostrazioni più lampanti del fatto che tutto stia andando al contrario è il fatto che ancora oggi, a fine 2016, alcuni Paesi facenti parte della UE ma non dell’euro (come ad esempio la Polonia) siano pesantemente beneficiati dai trasferimenti da altri Stati membri ancor maggiormente rispetto all’inizio della loro adesione alla UE, nonostante non siano poi entrati nell’euro anche se sarebbero obbligati a farlo e di più, non hanno nemmeno oggi alcuna intenzione di farlo in futuro (ultima in ordine di tempo la Romania, che doveva entrare nel 2013, poi rinviata l’adesione al 2017, poi al 2019, e a settembre il premier e la banca centrale hanno dichiarato che non se ne farà nulla almeno fino alla prossima decade inoltrata). Il fatto che ancora oggi ci siano Paesi che possano ritrovarsi a godere del beneficio di essere pagati profumatamente senza però al contempo doversi sobbarcare l’onere dell’euro spiega perfettamente perchè il gradimento verso la UE, inabissato nei Paesi più colpiti dalla crisi ma anche nel Nord Europa, sia oggi ai massimi proprio in quei Paesi beneficiati maggiormente dai trasferimenti, ma spiega ancor meglio la logica perversa di questo disegno: un livellamento perpetuo verso il basso, dove all’inizio, si diceva, i Paesi del Sud per il solo fatto di avere l’euro, si sarebbero presto ritrovati ai livelli di competitività di Germania e Francia e dove invece il risultato è stato quello di scavare un solco impressionante tra la Germania e tutti gli altri, Francia compresa, e dove Paesi come Grecia e Portogallo, invece di avvicinarsi allo standard di vita ad esempio dell’Italia, si sono visti superati come PIL pro-capite addirittura da paesi dell’ex blocco sovietico. Insomma, si accetta bellamente che un Paese come la Grecia venga letteralemente fatto a pezzi e diventi più povero della Lettonia o della Slovacchia, e nel frattempo si pagano profutamente ancora oggi Paesi UE senza l’euro o addirittura si sovvenzionano e facilitano percorsi di adesione alla UE di Paesi come Ucraina e Turchia per mere logiche geopolitiche spesso criminali. Del resto la UE è quella che ha anche vinto il Nobel per la pace, no?

Gli Stati membri, o meglio, alcuni Stati membri in particolar modo, hanno più colpe di altri perchè “non hanno saputo adattarsi alle nuove sfide” oppure “sono stati governati peggio”? Può essere, anzi, una parte di verità indubbiamente c’è. Ma per la situazione creatasi oggi è malafede cialtronesca ridurre tutto alle cattive politiche nazionali, o peggio ancora, come fanno in tanti, ai popoli “pigri”.

In ogni caso: si può tirare avanti fin che si vuole, si può stare insieme con la colla solo grazie a logiche geopolitiche “atlantiche” (diciamo così…) peraltro di dubbia utilità, ma più si va avanti, più la rottura sarà dolorosa.

A questo punto, parafrasando una storica frase di Andreotti: “Amo talmente tanto l’euro e l’Unione Europea che vorrei ce ne fossero 28”.

E purtroppo o per fortuna, a seconda di come la vedete, non si sa quando e non si sa come, così sarà. Inevitabilmente.

Il problema è più vasto, naturalmente. Non è circoscritto solo all’euro e alla UE. E’ il sistema del capitalismo attuale che va completamente rivisto, la globalizzazione che ha creato ovunque sacche enormi di povertà ed un divario sempre più ampio tra l’1% più ricco ed il 99% più povero. Ma l’euro e la UE, che dovevano meglio proteggerci da questa deriva nelle parole dei padri fondatori (“fuori c’è la Ciiiiina”, ad esempio), al contrario ci ha esposti maggiormente. La Cina (e non solo) è arrivata più facilmente a far man bassa delle nostre produzioni, e soprattutto un’altra Cina ce la siamo creata in casa, ovvero la Germania, che s’è gonfiata come una mongolfiera in un palazzo a tre piani. Per cui tornare ai cambi flessibili non è sufficiente, ma è clamorosamente necessario. Anche se nessuno sano di mente può pensare che basti per ritornare ai fasti del passato, è necessario cominciare da lì, possibilmente evitando di farsi trapanare il cervello dai nuovi “cattivi maestri” progressisti che propongono cazzate come “patrimoniali mondiali o europee” per salvarla (l’unione monetaria) e che passano tutto il tempo a parlare di come “combattere la ricchezza” senza minimamente accennare a come “combattere la povertà”, perchè no, non è la stessa cosa…

Dovremo rinunciare per sempre ad una sempre più maggiore convergenza tra popoli una volta tutto finito? Non è detto. Dopo un po’ di tempo fisiologicamente necessario per scrollarsi le scorie di dosso si potrà, anzi si dovrà imparare dagli errori del passato e si potrà riprendere gradualmente quello che in fin dei conti è un processo naturale che è ben lontano dall’aborto di queste ultime due decadi. E sugli errori commessi in questi 24 anni dopo Maastricht non basterebbero tre enciclopedie.

Il futuro sarà migliore? Speriamo… L’importante è che sia chiaro che l’euro e la UE (quest’ultima almeno come la conosciamo oggi) non sono destinati alla morte per la spinta dei “nazionalismi” e per i “populismi”, che sono le CONSEGUENZE di questa gestione scellerata dell’Europa, ma per le cause, ovvero i TRAGICI, DILETTANTESCHI E CIALTRONESCHI errori dei “moderati”, dei “democratici”, dei “progressisti”, dei “federalisti” e dei “liberali” che hanno portato questo meraviglioso continente ad essere il buco nero dell’economia mondiale e a far tornare gli spettri di un passato molto, troppo buio, dal quale ci auguriamo di scampare di tutto cuore, perchè, purtroppo, di lungimiranza politica che possa far pensare ad una rottura concordata e pacifica ad ora proprio non se ne vede in giro, anzi, si vedono solo delle gran vogliedi farla pagare cara in una situazione globale complessiva in cui il vento di guerra fredda si sta pericolosamente alzando.

L’Unione Europea non è l’Europa, la grande e meravigliosa Europa. L’Unione Europea è lo STUPRO dell’Europa. E l’euro non è una moneta comune, ma un metodo di governo, un rapace strumento di disciplina finanziaria dalle logiche economiche inesistenti e dalle basi moralistiche false e dannose perpetrate da chi in seguito ne ha tratto vantaggio a discapito di tutti gli altri.

In attesa della storia (che non sarà magnanima con chi ha creato tutta questa distruzione), state pronti…

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